Dragon Trainer 2 la recensioneCineMalefica |

Nazione: U.S.A. Anno: 2014 Genere: Animazione Durata: 102′

Regia: Dean DeBlois

Per i Vichinghi il tempo scorre più velocemente e mentre questo secondo capitolo esce a quattro anni di distanza dal primo, nel ridente fiordo di Berk di anni ne sono passati cinque.
Ritroviamo tutto come lo avevamo lasciato alla fine del primo episodio, i draghi e gli abitanti del paesino vivono in totale armonia e tutti sono felici e contenti come nel villaggio dei Puffi. Ognuno ha il suo drago dipinto in modi sgargianti come le auto di Fast & Furious, uno ha addirittura i neon. Lo sport locale è diventato una sorta di Quiddich a caval di drago in cui si inseguono pecore.

Ma nonostante la tanto ambita pace il cuore di Hiccup non si placa. Il nostro protagonista è ora un fiero giovanotto che negli ultimi anni ha affinato le sue invenzioni fino a riempire il suo equipaggiamento con spade infuocate, tute volanti e granate al soffio di drago. Assieme al suo fedele Sdentato esplora i limiti della geografia conosciuta per tracciare una mappa dei confini del mondo e soddisfare la sua sete di esplorazione.

Proprio durante uno di questi viaggi Hiccup ritrova sua madre che, ritenuta morta 20 anni prima, è invece diventata un’abilissima cavalcatrice di draghi solitaria. Ora anche lui come John Connor è entrato nel club HO UNA MAMMA FIGHISSIMA.
Partiranno assieme alla ricerca di un vile individuo, chiamato con molta fantasia Drago, che sta radunando un esercito di draghi per un fine ignoto. Come ogni cattivo che si rispetti, tale fine è ovviamente la conquista del mondo.

Purtroppo il plot non è originale come il primo e la trama debole presenta colpi di scena forzati e una conclusione scontata. Hiccup sembra Cassandra e viene ogni volta ignorato dal genitore di turno anche in situazioni di emergenza. I momenti comici sono sempre gli stessi e, tra maldestre cavalcate e smorfie di Sdentato, stavolta si aggiungono gag da tempesta di ormoni adolescenziale. Il tutto è condito da decessi inutili, morali spicciole, bestioni grossi come Kaiju diPacific Rim e draghi che evolvono come Pokèmon al tocco di un dito o in punto di morte.

Dal lato tecnico la realizzazione è impeccabile, sebbene il 3D non sia gratificante come nel precedente film. L’impatto grafico è spettacolare e il design dei nuovi draghi è bellissimo, ma la differenza si sente ora che Chris Sanders, da ideatore e scrittore del primo capitolo e autore del bellissimo LILO & STITCH, è presente solo in veste di produttore.

Dragon Trainer 2 si colloca in quel vasto insieme di opere commerciali tecnicamente perfette che attrae in sala grazie al successo del primo episodio e che presto diverrà sinonimo di interminabili sequel come è già stato per MADAGASCAR, L’ERA GLACIALE e SHREK.

Matteo Gherardi

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